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Recensione libro

Interventi di ingegneria naturalistica nel Parco Nazionale del Vesuvio a cura di Carlo Bifulco

Foto Interventi di ingegneria naturalistica nel Parco Nazionale del Vesuvio a cura di Carlo Bifulco

Era già una vecchia idea quella di intervenire sul Vesuvio con l’ingegneria naturalistica. La si potrebbe rintracciare nei documenti scritti sul Parco nazionale del Vesuvio nel 1992, oppure, nella corrispondenza con l’Associazione italiana per l’ingegneria naturalistica nata allora da pochissimi anni. Il degrado dei versanti del Somma e del Vesuvio è cosa intuibile da chiunque salga sul cono del vulcano e osservi le profonde incisioni create dalle piogge lungo i suoi fianchi.
L’idea di intervenire sul Vesuvio, con i metodi e le tecniche di ingegneria naturalistica, era nata con l’esperienza dell’inventario forestale nazionale e con la collaborazione con l’Istituto per l’assestamento forestale e l’alpicoltura. Quella che allora era una intuizione diventava un’opportunità. Giorno dopo giorno, sul lavoro, sono state prima sgrossate e poi affinate le competenze specifiche degli operai impiegati nella realizzazione delle opere di ingegneria naturalistica. Nella stessa maniera, con piú grande genialità, erano state messe insieme delle materie che ancora oggi nelle università, a parte qualche eccezione, non vengono mai studiateinsieme.

Oggi sono a disposizione, infatti, dati sulle proprietà tecnologiche delle piante che normalmente ai botanici non interessano e dati sui materiali che, normalmente, gli ingeneri non utilizzano, dando corpo alla disciplina dell’ingegneria naturalistica. Mettere insieme materie che non vengono studiate insieme nelle università, ha anche permesso, in chi le abbia applicate, il superamento di sterili settorialismi, forgiando unanuova classe di tecnici pronti, se non altro, ad essere meno soggetti ai dogmatismi e piú disposti ad ascoltare con profitto le esperienze altrui. L’ingegneria spesso considera, tra le sue opere piú importanti, quelle dalle dimensioni piú imponenti.
Tante sono state le forzature, innumerevoli le violenze usate sul territorio anche per raggiungere un fine utile e giusto; molte volte l’ignoranza, spesso inconsapevole, altre volte colpevole, ha prodotto disastri irreversibili.
Chi scrive è il responsabile della gestione tecnica, amministrativa e finanziaria del Parco nazionale del Vesuvio; l’esecuzione delle opere di ingegneria naturalistica hanno avuto impulso strategico, sono state studiate e sono state seguite insieme a tutte le attività che tecnici e operai hanno progettato e realizzato; in particolare si è assunta la responsabilità delle scelte relative alle sperimentazioni e delle scelte delle specie da impiegare.
La nostra attuale soddisfazione è che, quando piove un po’ piú forte, in territori limitrofi la Prefettura lancia allarmi di vario colore, mentre noi possiamo verificare che le opere di ingegneria naturalistica realizzate nel Parco tengono bene. Queste opere sono anche il nostro biglietto da visita, la dimostrazione di come vorremmo operare su tutto il Vesuvio e sul Monte Somma se ne avessimo le risorse.Queste opere sono anche il biglietto da visita di chi le ha realizzate, dei tecnici che hanno coordinato le operazioni e di quelliche una volta erano disoccupati respinti dal mondo del lavoro, che non ha saputo offrire loro alternative, mentre oggi sono pronti ad offrire una professionalità che nel meridione d’Italia non ha uguali.
Questo volume nasce grazie ad un finanziamento europeo messo a disposizione dalla Direzione Generale del Servizio Conservazione della Natura del Ministero dell’ambiente.
Vi hanno contribuito quanti hanno lavorato nel Parco nazionale del Vesuvio utilizzando l’ingegneria naturalistica.
Questo volume vuole illustrare i primi risultati di un’esperienza, che è ancora in corso, in un ambito geografico dove di simili se ne riscontrano pochissime. Vuole mettere a disposizione una serie di dati tecnici ed economici permettendo il confronto di questolavoro con quelli dello stesso e di altri generi. Vuole mostrare le peculiarità positive delle realizzazioni dell’ingegneria naturalistica in ambienti mediterranei.
In questo volume, limitato ad alcuni aspetti applicativi dell’ingegneria naturalistica, i contributi di chi è abituato a vedere il Vesuvio, lo studio e gli interventi sul territorio secondo punti di vista diversi danno la sensazione di quanto sia importante una visione “di sistema”,di quanto sia veramente necessario superare il settorialismo delle competenze, nell’affrontarei problemi del risanamento idrogeologico dei versanti in modo pratico.
Una nuova sfida potrebbe vedere l’applicazione delle proprietà che hanno le piante di depurare le acque per ridare dignità ai tanti corsi d’acqua trasformati in fogne a cielo aperto.Una nuova sfida potrebbe vedere l’impostazione metodologica con cui si progettano gli interventi di ingegneria naturalistica contaminare anche altri ambiti.
Una nuova sfida per il Parco nazionale del Vesuvio sarà utilizzare queste tecniche per realizzare i corridoi ecologici che, passando per le campagne e riqualificandone gli aspetti naturalistici, lo ricolleghino anche fisicamente al sistema dei parchi appenninici italiani, rompendo l’assedio dell’urbanizzazione e riqualificando anche i centri abitati devastati dall’abusivismo.


A cura di Carlo Bifulco




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