Ti trovi qui: Home > Rete Sociale > Feste vesuviane

Ritorna al menù

Feste vesuviane

Sabato dei fuochi

Dove si svolge?

Somma vesuviana

Che tipo di festa è?

Festa religiosa e popolare

Quando è nata?

L'origine della festa risale all'epoca precristiana, ed è probabilmente legata alle usanze delle popolazioni locali per esorcizzare la potenza distruttrice del vulcano, o per propiziarlo. La Festa religiosa si svolge a partire dal 1950.

Quanto dura?

La festa inizia il sabato in albis e termina il 3 maggio anche detto "tre della croce". In questo periodo di tempo si intensifica il flusso dei pellegrini che ascendono il Monte Somma per onorare, pregare e chiedere grazie alla SS. Vergine.

Un po' di storia

Ogni anno in primavera, e precisamente il primo sabato dopo Pasqua, si rinnova la secolare tradizione della "festa della montagna" in onore della Madonna di Castello. Giunti nel luogo ove si trova piantata nella roccia una croce di ferro (in sostituzione di quella precedente in legno) e nei pressi della piccola cappella si dà inizio alla festa. I partecipanti trasportano a spalla, percorrendo sentieri accidentati, grosse ceste di vino (che viene poi offerto a tutti) vivande ma senza la presenza di carne, e i tradizionali enormi mortai per i fuochi d'artificio. In cima si ascolta la messa, un tempo officiata dal capoparanza che benediceva i fedeli con un ramoscello intinto nel vino. Dopo la messa inizia il lauto pranzo accompagnato da fiumi di vino. Il sabato in albis sono le note e apprezzate paranze locali a dare il via alla celebrazione dei tradizionali riti legati al culto della "Mamma Schiavona". Ad esse si unisce una gran folla di sommesi festanti. I numerosi componenti delle paranze, fatto il loro dovere di cristiani e di devoti alla "Mamma Schiavona" , fatta cioè la devozione, danno vita e momenti di piacevole folklore. La allegre compagnie raccolte in gruppi, consumano abbondanti cibi genuini e bevono bottiglioni di buon vino della montagna di Somma. Offrono con generosità ed insistenza a chiunque si avvicini il "ben di Dio" che sta sulle improvvisate tavole imbandite. Appena placata la fame i sonatori delle paranze con strumenti della tradizione (tammorre, putipù, castagnette, scetavajasse,e triccaballacche) danno il via ai cantatori e ai ballatori che intrecciano caratteristici balli popolari. A sera le singole paranze accendono numerosi falò sui "tuori", accesi per celebrare il ritrovamento della testa lignea della Madonna del Castello (oggi esposta presso il santuario). Mentre i falò si spengono lentamente le paranze scendono a valle percorrendo le vie cittadine al ritmo di canti e balli della tradizione folkloristica sommese, per la consegna della tradizionale "pertica". Particolarmente interessante è il rito della "Pertica", praticato il 3 maggio a chiusura dei festeggiamenti. Esso consiste nel taglio di un giovane alberello di castagno che è successivamente liberato da tutte le fronde. In coincidenza di ciascun ramo tagliato si fa attenzione a lasciare una piccola sporgenza legnosa (curnecchia). Alle sporgenze così ottenute, dopo aver addobbato la pertica con fiori e rami di ginestra, si appendono piede e muso di vaccino lesso ('o pere e 'o musso), collane fatte di nocciole ('a ntrita) o castagne ('a nserta), l'immagine della Madonna di Castello (a' fiurella) e fiocchi di carta crespata e colorata.Terminata l'opera, l'autore la porta a valle, dedicandola all'immagine della Madonna del Castello, ovvero regalandola alla propria compagna. Nella pratica della "Pertica" si è soliti individuare una simbologia fallica, propiziatrice della fecondità della terra. Anche i balli, ricchi d'inusuali movenze ed intrecci sensuali, sembrerebbero essere collegati allo stesso filone dei riti propiziatori della fecondità.

Che cos'è una paranza?

Durante queste festa le varie paranze ovvero i gruppi che nascono spontaneamente nei rioni popolari e in taluni casi formati da una sola famiglia, si esibiscono in tarantelle e tammuriate, animando fino a notte tarda le festività delle quali tutto il paese è partecipe. I componenti della paranza si dividono in ballatori, cantatori e suonatori (ruoli che talvolta si alternano) e il capo-paranza, prima voce e organizzatore del gruppo. Gli strumenti usati sono quelli tipici della tradizione campana: le nacchere, il tricche-ballacche, il putipu, le tammorre, i tamburelli, il doppio flauto, lo scacciapensieri e percussioni varie. La musica e il canto sono poi sostenuti da grida e richiami ritmici con la cui iterazione ossessiva si riesce a raggiungere alti livelli emozionali, evocando il clima e l'atmosfera di antichi rituali pre-cristiani.

 


  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto selezionata Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
  • Foto Rete Sociale
 

 

 


Credits - © Copyright 2010 by Ente Parco nazionale del Vesuvio - Tutti i diritti sono riservati - Webmail