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Avvenimento nel Parco

Monte Somma, la montagna incantata - CONCERTO PER GAETANO DONIZETTI


Cent’anni dopo

Il Vesuvio tra i luoghi della Terra più votati come Settima meraviglia della natura e il Monte Somma tra i più votati “luoghi del cuore” nell’iniziativa promossa dal FAI Fondo Ambiente Italiano fanno complesso. È, appunto, il complesso Somma-Vesuvio che costituisce il Parco nazionale del Vesuvio.
È in questa, tutto sommato, piccola area di poco meno di 9.000 ettari che biodiversità naturale e biodiversità culturale si incrociano e si sovrappongono, mai contrastandosi, ed è da questo incontro che si sono sedimentate le condizioni di potente attrattore di viaggiatori, studiosi, poeti, scrittori, illustratori, musicisti che ne hanno fatto oggetto di visite ed elemento di ispirazione.

Il Vesuvio, innanzitutto, con il fascino –talora masochistico- del vulcano “grande delinquente” come lo definiva Renato Fucini o “sterminatore” secondo la definizione di Leopardi. Eppure, così facendo, si dimentica e si trascura che il Vesuvio è “figlio” del Monte Somma che ne è, appunto, la mamma.
Mamma Somma e il piccolo Vesuvio sono le due componenti territoriali del Parco e sono due componenti con differenti caratteristiche non solo e non tanto per la biodiversità naturale, ma soprattutto per la “biodiversità culturale” cioè per quell’insieme di storia, tradizioni, folklore, stili di vita in genere che costituiscono il patrimonio identitario dei luoghi.
Il Vesuvio, da una parte, la parte più costiera, e il monte Somma più all’interno, più trascurato, meno conosciuto, ma anche meno “contaminato”. Lo ricordava già il nolano Giordano Bruno “parlandone” da bambino con il natio Monte Cicala  “redimito d’edera e di rami d’olivo e corniolo e alloro e mirto e rosmarino, cinto di castagno, quercia, pioppo, olmo, felici per l’unione con l’uvifera vite”. Fu il Monte Cicala che gli “consigliò” di andare a vedere il suo fratello Vesuvio. Giordano Bruno era restio a questa andata verso quel monte “col dorso ripiegato in su, curvo, con quella  schiena dentata… brutto per il fumo che lo ombra, senza doni,.. scuro, tetro, triste. Truce, vile, sterile…”, ma, spinto dal Cicala, ci andò.  E ne rimase ammaliato. Soprattutto quando il vecchio monte gli disse “con placida bocca”: “rimani qui, trascura i lari del tuo Cicala, tu vedi quanto io son pieno di ricchezze, splendido di terra coltivata e, da qual pieno corno esulta per me l’abbondanza”.
Era il Monte Somma. Ed è in questo luogo “pieno di ricchezze”, nel tranquillo borgo di Trocchia che, tra il 1828 e il 1830, Gaetano Donizetti fu ospite di Ferdinando Capece Minutolo, duca di S. Valentino e del marchese Giuseppe Cavalcanti proprietario del podere la Vigna ceduto nel 1857 ai conti Caracciolo. Ed è qui che il musicista bergamasco, partendo dal borgo antico, era solito fare lunghe passeggiate attraverso un sentiero che conduceva a quel podere e sedersi su di un masso di pietra lavica, all’ombra di un maestoso ulivo. Ed è qui che, come sembra dimostrato dai carteggi e dagli scambi epistolari con Cavalcanti e Capece Minutolo, trasse ispirazione e compose pagine della Lucia di Lammermoor  e dell’Elisir d’Amore provandole e suonandole  su due grandi organi a canne risalenti al XVI secolo. Entrambi ancora esistenti oggi, ma bisognosi di importanti interventi di restauro.

È in ricordo di questi eventi che nel giugno del 1911 il Conte Ambrogino Caracciolo di Torchiarolo fece situare una lapide sotto l’olivo ispiratore. Sono trascorsi cento anni e, in occasione del centenario della realizzazione del monumento a ricordo ed a testimonianza del soggiorno e delle attività musicali,  di Gaetano Donizetti nel cuore del complesso Somma Vesuvio, le proloco del Monte Somma ed il teatro San Carlo di Napoli, insieme  con il Parco Nazionale del Vesuvio, il FAI e altre Istituzioni hanno programmato un evento musicale in onore del compositore bergamasco.
L’iniziativa, che si svilupperà nei luoghi del soggiorno di Gaetano Donizetti, mira anche alla nascita di una fondazione che faccia conoscere e rafforzare le tradizioni e la ricchezza ambientale del Parco nazionale Somma Vesuvio. In un territorio che ha un unico progenitore, che parla la stessa lingua ed ha le medesime affinità culturali c’è da portare alla luce e custodire un patrimonio di grande, incantevole importanza.

Ugo Leone
Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio






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