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Le tradizioni popolari vesuviane in mostra al British Museum di Londra di *Marco Vitagliano Stendardo

Il 26 ottobre, presso la “Wellcome Trust Gallery” del British Museum a Londra, è stata inaugurata la mostra: “Living and dying”. Si tratta di un’esposizione foto, video e oggettuale che intende dare una visione globale, senza intenti critici, di « … come i popoli di tutto il mondo si comportano con la dura realtà della vita, come allontanano o si confrontano con le difficoltà, i dispiaceri, i bisogni e i malanni … » .

I materiali, gli oggetti, le sculture e le foto in mostra provengono dai più disparati angoli del pianeta, appartenenti a gruppi umani contemporanei o ad etnie indigene culturalmente estinte, le cui testimonianze erano conservate negli archivi, nei depositi della prestigiosa istituzione inglese e nella collezione privata del medico-scienziato Sir Henry Wellcome che ha contribuito alla realizzazione dell’iniziativa.

L’obiettivo della mostra non è quello della comprensione dei singoli fenomeni culturali e religiosi attraverso gli oggetti esposti; lo scopo è quello di indurre alla riflessione su culture “altre” e quindi su noi stessi, attraverso la visione dei dispositivi di protezione individuale e collettiva approntati secondo il sistema di credenze e della percezione del mondo umano e sovraumano in cui tali credenze hanno fondamento.

Una porzione di questa mostra è dedicata alle culture tradizionali dell’occidente europeo, con il suo apparato culturale mitico-rituale ancora ben vivo e attivo tra le popolazioni del nostro continente; tra queste è adeguatamente rappresentata anche l’area vesuviana e napoletana, con testimonianze fotografiche e oggettuali che caratterizzano la fede e la devozione espressa dalla gente della nostra terra.

Etnorìa, Studi e Ricerche sulle Tradizioni Popolari (un ufficio di servizi culturali specializzato in Beni Demoetnoantropologici riguardanti il meridione d’Italia) ha fornito supporto alle ricercatrici della sezione etnografica del British Museum, le dottoresse Jenny Newell, Julie Hudston e Sara Pimpaneau, venute appositamente a Napoli nel dicembre 2002, per la realizzazione di una sezione composta da diversi oggetti e foto di materiali votivi presenti in chiese o in diversi altri luoghi di culto sul territorio napoletano e vesuviano.

Visto il tema della mostra, l’interesse e l’attenzione della temporanea equipe italo inglese si è particolarmente soffermata sugli ex-voto, nelle molteplici forme in cui è fatto oggetto di testimonianza della grazia ricevuta verso la comunità di devoti tramite l’affissione o l’esposizione nei luoghi di culto. Gli ex-voto sono le testimonianze tangibili di vissuto del momento terrifico che irrompe nell’ordine quotidiano, della malattia che mette in crisi l’essere al mondo, risolti positivamente con l’intervento divino, illustrato attraverso una narrazione figurata.

Assieme a lamine argentee rappresentanti parti interne del corpo e arti, alcune foto di particolari momenti processionali così frequenti nelle nostre zone e alcuni abitini (in italiano “brevi”, che sono dei sacchetti apotropaici da portare a contatto con la persona) confezionati in particolari luoghi di culto, vi sono due ingrandimenti fotografici dell’Archivio video-fotografico di Etnorìa, che si riferiscono direttamente all’area vesuviana:

  • un ex-voto polimaterico comprendente una lamina rappresentante l’arto guarito, la foto del miracolato e la copia di un referto medico che certifica l’avvenuto prodigio, depositato presso il Santuario di Madonna dell’Arco in S. Anastasia.
  • un ex-voto a forma di piccola bara con foto di un bambino scampato ad una morte certa, depositato presso il Santuario di S. Maria di Castello a Somma Vesuviana.

L’interesse mostrato dall’istituzione inglese riguardo a testimonianze di fede e devozione caratteristiche del nostro paese, non fanno altro che confermare una tendenza che è in costante crescita negli ultimi anni. L’attenzione alle cosiddette “identità culturali” che determinano l’appartenenza ad una precisa etnia, si configurano come nuova frontiera di un turismo che è sempre più lontano da forme di consumo preconfezionate e massificate.

La ricchezza e la straordinaria qualità del patrimonio Demoetnoantropologico esistente nel territorio del Parco del Vesuvio e nelle zone limitrofe, hanno trovato nel corso degli anni una sempre crescente attenzione nelle azioni intraprese dall’Ente Parco, con la coscienza che, integrato alle risorse ambientali, storico-artistiche, paesaggistiche, vulcanologiche ed enogastronomiche, costituisce una risorsa preziosa e originale che caratterizza fortemente l’ambiente antropizzato alle pendici del vulcano.
La mostra “Living and dying” sarà aperta al pubblico per almeno i prossimi 5 anni.

* Responsabile della ricerca di “ Etnorìa, Studi e Ricerche sulle Tradizioni Popolari

 

 


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