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E' Curti

"Curti", in dialetto napoletano, è l'aggettivo con il quale si qualificano persone dall'altezza inferiore alla norma.
Luigi ed Antonio Ceriello, due fratelli originari di S.Anastasia, paese vesuviano alle falde del Monte Somma, erano dei nani Lillipuziani, "curti", appunto, nell'idioma corrente.
Questi, dopo aver girato tutta la nostra penisola come presentatori di spettacoli circensi, decidono di ritornare nel paese d'origine e di utilizzare una parte del poliedrico bagaglio culturale acquisito in anni di lavoro in giro per quei forzieri di tradizioni enogastronomiche, che sono i comuni italiani.
Infatti nel 1952 rilevano un'osteria con cucina aperta nel 1924 da un loro zio il quale, preferendo i piaceri terreni a quelli dello spirito, aveva abbandonato l'abito talare; l'osteria, inizialmente, conserva il nome "o' monaco", il monaco in dialetto, datogli dal fondatore.

L'estro culinario dei due "curti" riscopre alcuni tra i piatti più antichi della gastronomia partenopea, già minuziosamente descritti qualche secolo addietro in ricettari del Cavalcanti e del Corrado e radicati nella tradizione dell'entroterra vesuviano: la minestra maritata, le zucchine e le melanzane alla "scapece", pietanze citate addirittura nel "De re coquinaria" di Apicio, poi l'agnello lattante con piselli novelli, gli " 'ntrugliatielli" al forno con patate e pomodorini del "piennolo".

Le succulente preparazioni e la convivialità tutta napoletana dei "curti" fanno ben presto dell'originaria osteria, ormai conosciuta come " ' a cantina de 'e curti", un punto di riferimento dei buongustai della zona. Don Luigi " 'o curto", il più "pubblico" dei due fratelli, muore nel 1973 lasciando ancor oggi un vivo ricordo, di foscoliana memoria, non solo tra i suoi compaesani. La tradizione culinaria viene portata avanti dall'altro "curto", Antonio, coadiuvato ai fornelli, come dal lontano '52, dalla sorella Assunta , dalla loro nipote Angela e, dal '65, dal marito di quest'ultima, Carmine D'Alessandro.

Quando nel 1990 muore l'ultimo dei due "curti", il tipico locale è ormai fortemente ancorato ai dettami gastronomici e gestionali dei "curti", gelosamente custoditi dai loro successori (Assunta, Angela, Carmine), i quali, con animata passione ed accresciuta professionalità, hanno ampliato la scelta di leccornie, senza però dimenticare i solidi legami con la tradizione locale: le tagliatelle alla terramare, gli involtini di melanzane.

Nel 1995, i due figli di Angela e Carmine, Vincenzo e Sofia, sotto l'egida di zia Assuntina, decidono di commercializzare " 'o nucillo", producendolo secondo quanto prescritto da una ricetta del 1904 custodita dai "curti", i quali l'avevano adoperata per realizzare sin dall'inizio il fine pasto diventato poi una graditissima consuetudine del loro locale.

Alle "quaranta seggie", tanti sono i posti del ristorante tipico, si aggiunge così il laboratorio del "nucillo", con l'augurio che l'eredità "culturale" dei "curti" possa trovare sempre maggiori apprezzamenti in "villaggi" sempre più globali.


La 'E CURTI s.a.s. è la società della famiglia Ceriello che gestisce il ristorante tipico, aperto come osteria nel lontano 1924 da Luigi Ceriello e, il laboratorio liquori dove si produce il "nucillo", aperto da Vincenzo D'Alessandro, figlio di Angela Ceriello.

Il ristorante tipico divenne punto di riferimento per i buongustai campani intorno al 1970, quando veniva gestito da Luigi e Antonio Ceriello, nipoti del fondatore nonché zii di Angela, i quali diedero il nome attuale al locale stesso (in precedenza il nome era " 'o monaco", poiché il fondatore si avviò all'attività dopo essersi spogliato dell'abito talare) in quanto i due fratelli Ceriello erano dei nani lillipuziani, " 'e curti",appunto, in dialetto napoletano.

I due "curti", coadiuvati dalla sorella Assunta, dalla nipote Angela e successivamente dal marito di quest'ultima, Carmine D'Alessandro, ripropongono i piatti della migliore tradizione gastronomica partenopea, nel pieno rispetto anche delle modalità di cottura: solo pentole in rame, incontrando il consenso unanime di una clientela sempre più attenta e selezionata.

Il ristorante tipico, condotto sempre sulle linee guida tracciate dai "curti", giunge ai giorni nostri sotto la gestione di Angela, Carmine e zia "Assuntina", sorella dei "curti", ormai defunti, raccogliendo sempre maggiori gratifiche (recensito dal Gambero Rosso, da Arcigola Slow Food, dall'Espresso, da Gente Viaggi 07/96, da I Ristoranti di bell'Italia).

Nel 1997, Vincenzo e Sofia D'Alessandro, con l'ausilio e la vigile collaborazione della famiglia, decidono di commercializzare il "nucillo", producendolo, così com'era stato sempre fatto per il ristorante, utilizzando una ricetta datata 1904, gelosamente custodita dai "curti".
Inizia così l'attività del laboratorio liquori, gestita sempre con scrupolosa attenzione ed animata passione dalla famiglia.

la seconda parte de 'E Curti


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